Milazzo ovvero non è una grotta per vecchi

Correva l’anno del Signore 1998 si percorreva il buio con il carburo infilato a forza in quei barattoli demoniaci chiamate semplicemente dagli speleo carburine, all’epoca andavano forte le Ariane, per generare quella fiammella, a volte una ben misera fonte luminosa. I Led, che pochi conoscevano, sembravano ancora troppo lontani, segregati in un futuro distopico di un romanzo di P.K.Dick. Ma le strettoie di quella condotta di 80m, che apre le porte ad una delle grotte più belle delle Apuane erano ben reali da superare, il cancello, il collo d’oca per finire il laminatoio. Ma era divertente, infilarsi in quel budello con la carburina a lato, sperando di non perdere tutta l’acqua prima di aver percorso tutto il tratto, con le narici piene di nero fumo. Era divertente buttare fuori tutta l’aria dai polmoni per passare agevolmente le strettoie….. E poi? Sono arrivati i Led e con esso il futuro, qualcuno, mi ricordo, ebbe anche il coraggio di opporsi forte di un elenco di fattori negativi, ma il cambiamento era inevitabile.

– Ciao Paolo mi piacerebbe per il mio compleanno andare in una bella grotta

– mmmm… mi viene in mente solo il Milazzo, si potrebbe organizzare…

Il 26 dicembre 2019 siamo in 6 : io e Veronica del Gscs, Gialuca e Cristina del Gsl, Stefano da Trieste e Salvatore Gsav. Appuntamento a Battifollo alle 8:30 si carica tutto in auto e partiamo alla volta della pasticceria Tonlorenzi a Seravezza, rituale sosta per la colazione o per un semplice caffè. Infine recuperiamo Salvatore al Vallechiara e ci dirigiamo al parcheggio dopo la galleria del cipollaio. Il tempo di cambiarci e dieci minuti scarsi di avvicinamento per entrare in grotta, ci aspettano le storiche strettoie.

Armo il primo saltino di 15 metri alla cui base ci possiamo togliere l’attrezzatura. Servirà solo imbrago e longe. Nel dubbio mi tolgo anche l’imbrago.

Qualche giorno prima.

– Ciao ste… senti…. com’è andata l’ultima volta al Milazzo, mi han detto che hai un po’ tribolato.

– Si un pochino… nella strettoia del cancelletto, l’ho presa male, mi sono schiacciato lo sterno ne sono uscito un po’ dolorante.

– Urka !!!

Ecco li, se Stefano ha tribolato, più o meno abbiamo la stessa corporatura, le ossa non si piegano più come un tempo… bho vediamo come va a finire, non ho voglia di incrinarmi le costole per l’ennesima volta.

Ora sono qui a guardare l’ingresso del cunicolo e faccio mente locale dei passaggi da fare.

– Ok Vero tu vai avanti a seguire Salvo.

I due partono e come salamandre si imbucano, io seguo.

Arriviamo alla prima strettoia, i due sono già passati in un attimo, guardo un attimo per le misure e proseguo, butto fuori tutta l’aria dai polmoni e in un paio di movimenti sono fuori, bhe pensavo peggio.

Continuiamo a strisciare sui ciottoli a tratti nel fango e ancora sui ciottoli, dietro il triestino impreca ad ogni metro mentre la Cristina prova a convincerlo della bellezza del luogo in cui ci stiamo recando.

Bene ci siamo … il collo d’oca….. zio pino!!! I due avanti a me li ho visti sparire in un attimo… Bon forza e coraggio, porto avanti il sacco pulisco bene il passaggio eliminando più ciottoli possibili e mi infilo, porto avanti il braccio sinistro e dietro quello destro, arrivato a metà del passaggio incomincio ad avere qualche difficoltà, belin… son sempre passato senza problemi, penso, ed ora… non trovo gli appigli giusti per andare avanti…

– Salvo, allunga una mano.

Bhe che dire. Sono passato.

Infine non resta l’ultimo: il laminatoio decisamente più facile.

Ci ricompattiamo dove l’ambiente diventa più largo e si prosegue verso le meraviglie di questa grotta.

Dopo il traverso sopra il primo fondo e successivi passaggi tra frana arriviamo ad Obelix un’imponente sala di crollo, dove casualmente arrivano tutte le vie. Da li proseguiamo verso l’autostrada, cosi chiamata per il soffitto talmente uniforme che pare un taglio di cava, ed infine verso il ramo del fiume, una meraviglia degli ambienti sotterranei. A tratti non ricordo la strada, è passato molto tempo dall’ultima volta, ma poi riconosco alcuni particolari e tra l’ilarità dei presenti proseguiamo la via verso lo storico campo base ( baby doll ). Giunti a destinazione solo il tempo di un boccone e battute senza capo ne coda riprendiamo la via dell’uscita non prima di aver fatto una capatina a mas bonita.

Dunque si trova vicino alla sala dell’abete bianco, in alto, mi ricordo delle condotte a salire, bhe facile. Come no!

Abbiamo girato un po’, no un bel po’, ma alla fine abbiamo trovato la via giusta. Arrivando a destinazione. Ne valeva la pena.

Ah che meraviglia… si, ma io vi aspetto qua, troppe scarpe infangate per quel luogo. Negli ultimi anni mi sento di dover rispettare un ambiente di cui non ne faccio parte, ma di avere il privilegio di essere un ospite in luoghi in cui mi sento in pace. Ho visto a suo tempo e questo mi basta.

Appena ritornano i ragazzi ci avviamo verso il salone Obelix passando dalle gallerie delle pisoliti, di cui non c’è più traccia, è inutile commentare.

Ahimè siamo nuovamente alle strettoie, unica via di uscita. Per farla breve mi sono trovato nuovamente in difficoltà nel collo d’oca, fortunatamente dalla parte opposta c’era Veronica e nella strettoia del cancello mi sono mezzo incastrato con lo sterno con Stefano che mi spingeva dai piedi. Ma alla fine ne sono uscito, si mezzo dolorante, il Milazzo non è una grotta per vecchi, ma anche questa volta, soddisfatto.

La serata non poteva che finire al Vallechiara dove tra birra e il calzone speleo siamo riusciti a finire anche le bottiglie di grappa… buono il cinar, con ghiaccio.

K.

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